ABBASSARE LE PRODUZIONI DI LATTE VA BENISSIMO, MA…

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prezzo del latte

ABBASSARE LE PRODUZIONI DI LATTE VA BENISSIMO, MA E’ ALTRETTANTO IMPORTANTE ALZARE CONTEMPORANEAMENTE IL PREZZO DEL LATTE PERCHE’ LA QUALITA’, CON IL DIMINUIRE DELLA PRODUZIONE, AUMENTA.

Il prezzo unico del latte è una ingiustizia. A ciascuno va riconosciuta la qualità del proprio lavoro

Per un latte che ormai, e purtroppo è quasi sempre bianco, una crisi così nera sembra un ossimoro o uno scherzo di cattivo gusto.

Però, quando c’è un crollo della domanda di questo tipo, tanto per restare nei colori estremi, il cigno nero, va da sé, nessuno lo poteva prevedere.

In queste giornate sui social sono circolate diverse proposte e qualche tentativo di soluzione. La più immediata, quella solita, è stata: blocchiamo le importazioni di latte.

Il ragionamento sembrerebbe logico: produciamo circa il 70% del fabbisogno di latte, per risolvere il problema basterebbe bloccare le importazioni. Peccato che queste fantasticherie siano state pronunciate non solo dai frequentatori di Facebook ma anche da qualche organizzazione professionale degli agricoltori.

Siamo alle solite, quando la situazione si fa difficile, meglio prendersela con lo straniero, ma nel caso specifico, la cosa è più complessa.

Se, per risolvere il problema blocchiamo le importazioni di latte dalla Francia o dalla Germania, come la mettiamo se questi paesi bloccano le nostre esportazioni di Grana Padano, di Gorgonzola, di Pecorino Romano o di Parmigiano Reggiano?

E ci vogliamo fermare solo al latte e ai formaggi? Non staremo pensando mica che il problema riguardi e riguarderà solo il settore latte? E l’ortofrutta non avrà anch’essa gli stessi problemi?

Gli industriali del latte hanno chiesto ai produttori di ridurre la produzione. Anche la Coldiretti ha raccomandato e fornito istruzione per abbassare il livelli produttivi.

Ma comunque tutti sperano che passata l’onda, si potrà ritornare al vecchio amato modello. Ma così’ non è, qui non si tratta di far abbassare la febbre, ma di trovare ed eliminare la cause che l’hanno determinata.

Quindi va bene l’abbassamento immediato della produzione, ma bisogna pensare al futuro, al modello di sviluppo che potrà permettere alla zootecnia e all’agricoltura di veleggiare in acque più tranquille.  Potrebbe essere, questo, un momento storico, un punto di svolta verso un modello diverso di agricoltura.

Da più parti l’agricoltura viene attaccata perché inquina, perché compromette l’equilibrio ambientale e la stessa salute umana. A questa accuse il mondo agricolo o non risponde o cerca soluzioni specifiche per singoli problemi.

È venuto il momento di affrontare la questione e di cambiare il modello di sviluppo. Nei paesi industriali l’unico modello ammesso e accettato è quello intensivo; c’è la borsa merci che determina il prezzo della materie prime e questo prezzo è unico per tutti.

Questo è il problema! E non è colpa della politica.

Tutti sono talmente deboli da accettare anzi, da pretendere, che il prezzo sia unico per tutti. Verrebbe da dire: tutti sono comunisti in un mondo in cui i comunisti vengono derisi.

È difficile? Non credo. Facciamo come ha fatto il mondo del vino.

Prendiamo ad esempio un vino, il Barolo, per non scomodare i francesi che sono un po’ più in là. Il Barolo è una DOC o DOGC. Ma il prezzo varia molto non solo fra produttori ma anche all’interno di ciascuna cantina.

Dalla parte del latte, il Parmigiano Reggiano, che è il formaggio più famoso al mondo e che rappresenta una quota importante della produzione italiana, ha sempre lo stesso prezzo, nemmeno un consumatore come me, abbastanza informato dei fatti, capisce se ci sono differenze e perché.

Non solo, ma per poter differenziare i prezzi, il Consorzio ha puntato sulla stagionatura, come se la stagionatura, a prescindere dalla qualità di partenza, fosse un valore aggiunto.

Il latte non è tutto uguale e se lo è, c’è qualcosa che non funziona e di cui nemmeno gli stessi addetti ai lavori ne hanno piena coscienza. Leghiamo il prezzo alla qualità, ma non a grasso e proteina, ma alla complessità aromatica e nutrizionale.

Oggi sappiamo come si fa ed è più semplice a farsi che a dirsi. Oggi chi vuole fare qualità è scoraggiato dal basso prezzo del latte. E i consumatori che vogliono un formaggio di qualità fanno molta fatica a trovarne uno. Ci illudiamo di avere un patrimonio caseario importante, ma basta guardare i prezzi stracciati per far capire e capire che il problema non è il Coronavirus ma la cultura dello struzzo: meglio non guardare e aspettare il vento favorevole.

Ne parleremo ancora e nei prossimi giorni ospiteremo opinioni di protagonisti importanti del settore per mettere insieme qualche proposta seria e trasferibile.