AGRICOLTURA DI PRECISIONE SI’, MA… | FRANCESCO TIEZZI

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Agricoltura di precisione

di Francesco Tiezzi, Nord Carolina University

Ho appena letto l'ultimo intervento di Roberto su questo blog ‘L'intensivo non salverà il pianeta. A dispetto dei falsi profeti'  Piuttosto che mettermi a dibattere sull'affermazione stessa, vorrei proporre una chiave di lettura diversa dell'argomento, soprattutto in riguardo all'agricoltura di precisione.

Prima di tutto, vorrei riprendere un altro intervento che ho scritto qualche tempo fa (la-zootecnia-intensiva-e-nata-per-produrre-quantita/) dove provavo a far osservare come la definizione di allevamento intensivo non sia da ricondurre a gabbie, ormoni e maltrattamenti ma semplicemente al controllo che viene esercitato da parte dell'allevatore sulla alimentazione, riproduzione e salute dell'animale.

Lo stesso concetto si estende facilmente a tutta l'agricoltura: concimazioni, cicli produttivi programmati e trattamenti antiparassitari.

Posto quanto sopra, vorrei far notare come tale azione di controllo è oggi operata sia in agricoltura che in .

Da circa 200 anni tale controllo è reso possibile da un ingente uso di energia: prima dalla combustione del carbone per produrre vapore, poi dai motori a combustione interna azionati a raffinati del petrolio, poi in parte dal trasporto di energia come elettrica.

Anche la produzione di erbicidi, insetticidi e concimi di sintesi (di solito chiamati ‘chimici') si basa sul petrolio e il trasporto di energia per lunghe distanze.

Benché ci si sia lamentati spesso tutti del prezzo dei carburanti, bisogna ammettere che il petrolio possa essere fonte di energia ad un costo relativamente basso.

La possibilità di avere molta energia a disposizione ha portato alla possibilità di praticare molti (lavorazioni, trattamenti antiparassitari, concimazioni). L'abuso di tutto ciò non si è fatto attendere per molto.

Per esempio, la possibilità di fare diverse lavorazioni agronomiche ha comportato che tante arature venissero fatte con il terreno fuori tempera, perché tanto ci sono i trattori e gli erpici rotanti. Il che ha comportato perdita di sostanza organica e di struttura del suolo.

La possibilità di trasportare e leguminose per lunghe distanze ha fatto sì che gli allevamenti venissero concentrati in poche aree geografiche e le razioni dei ruminanti fossero riempite di concentrati.

Con rischi di acidosi sub-clinica e perdita di del (sia in termini di composizione del grasso che delle proteine).

Ma spesso si confondono le due cose: il controllo del processo produttivo viene confuso con l'uso ingente di risorse.

Come se fossero tenuti insieme da un legame indissolubile, se voglio controllare le infestanti devo arare o diserbare, se voglio tanto latte devo dare foraggi concentrati.

E qui, per controllare, si è finiti per fare cattivo uso delle risorse naturali.

L'agricoltura di precisione si propone proprio di rompere questo legame: continuare a controllare il processo ma riducendo il consumo delle risorse naturali.

E come?

Iniettando nuove strategie nel sistema, in modo che gli interventi siano mirati e, di conseguenza, più efficaci.

Le strategie si basano su inferenze e predizioni quasi sempre prodotte da sistemi informatici, che nell'apice della loro complessità vengono definiti come intelligenza artificiale.

Il ragionamento non fa una piega.

Che poi si voglia produrre maggiore quantità o qualità di cibo il discorso non cambia, se si conoscono meglio i processi che regolano gli ecosistemi agrari, allora saremo più efficienti nel fare interventi.

Ormai il ragionamento è conclamato e lavorando in ambito agrario lo si sente spiegare spesso.

Non mi sento davvero di oppormi, e lungi da me il voler ripudiare il progresso tecnologico.

Da genetista e lavorando da ormai 10 anni nel settore del miglioramento genetico, proprio non mi riesce.

Ma un dubbio mi sorge sempre più forte: e l'agricoltore, l'allevatore, dove entra in tutta questa sceneggiatura?

Sembra che i due personaggi siano sempre più relegati ai ruoli di investitori e operatori.

Sembra che esisterà un deus ex machina che sarà sempre pronto a saperne di più dell'allevatore, che sarà più bravo a trovare le vacche in calore e validare la buona composizione di una razione.

Ma a volte mi chiedo, perché i mestieri di allevatore e agricoltore devono scomparire?

Perché tutta la loro conoscenza deve essere rimpiazzata da dei sistemi informatici?

Non sarebbe forse meglio avere qualche accessorio tecnico in meno e fare un po' di in più agli allevatori?