IL SUINO NERO DEI NEBRODI NON SI FERMA

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Luisa Agostino

Nel settore agricolo circola un luogo comune difficile da estirpare: non si può produrre perché il consumatore preferisce pagare poco. Non tutti i sono uguali e l'esperienza di è più che una testimonianza.

di Luisa Agostino salumificio la Paisanella, Mirto (ME)

Ho 44 anni e da 25 anni, insieme a mio marito Sebastiano, mi occupo di allevamento e di trasformazione di .

In tutti questi anni ho concentrato il mio lavoro sulla biodiversità, sostenibilità, benessere animale, sviluppo ed economia sul territorio.

Allevo e trasformo una razza molto particolare autoctona del territorio “IL ”, razza che ha rischiato l'estinzione per l'accrescimento lento dovuta all'alimentazione e per il rapporto della massa grassa sul muscolo.

Suino nero dei NebrodiDietro a quello che faccio, c'è tradizione, c'è un mestiere, c'è storia.

I primi anni di lavoro per la valorizzazione della razza non sono stati semplici, andavamo controcorrente, poiché quando tutti lavoravano con maiali allevati in strutture intensive, che in 6\8 mesi raggiungevano il peso di 200 kg e la resa era basata principalmente su massa muscolare, noi stavamo a rincorrere per i boschi il Suino Nero dei Nebrodi, che per raggiungere il peso di 100kg, ci impiega 18\20 mesi; e in questi la differenza la fa l'alimentazione, lo stile di vita dell'animale, nonché “IL BENESSERE ANIMALE”.

Fortunatamente da lì a poco, ci fu un grande coinvolgimento da parte di consumatori attenti e di chef più esigenti, che puntarono sempre più nella ricerca di una materia prima legata alla Terra.

Ma sento che c'è ancora tanto da fare, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo, dove un Virus ha preso il posto dei bombardamenti e le regole di sicurezza ci vedono bloccati in questa sospensione inusuale, ci stanno regalando un tempo nuovo e fortuito.

Un'occasione per ritrovare abitudini e affetti da vivere con un'altra consapevolezza.

Io non posso entrare in un pronto soccorso per rendermi utile, posso però continuare, attraverso il mio lavoro, fornire prodotti di prima necessità.

Sì, perché quando tutti i settori produttivi si sono dovuti fermare, il contadino, l'agricoltore, l'allevatore, sta continuando a produrre, affrontando tutte le difficoltà del momento.

Io continuerò ad allevare e produrre prosciutti e del suino nero dei Nebrodi, e carni, e il mio auspicio è che quando tutto questo sarà finito, si consumino prodotti Made in Italy.

Mi aspetto tanta sensibilità da parte dei consumatori.

Mi aspetto che i giovani vengano sensibilizzati ed aiutati da parte delle istituzioni a tornare ad occuparsi di agricoltura e di zootecnia, perché potremmo fare a meno di un commercialista in più, un architetto o un avvocato, ma non possiamo di certo fare a meno, come questo momento ci insegna, di avere quello che la Terra ci offre.